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Introduzione alla mostra


Bozzetto JA
Lo Spirito nella Maschera
di Daniela Crovella - Direttore artistico Mostra "Omote, le Maschere del Teatro Nō"

Lo Spirito nella Forma è il sottotitolo del ciclo di mostre raggruppate sotto la parola Giappone.
Sono pochi i paesi al mondo che potrebbero aspirare ad essere associati ad un simile concetto, soprattutto prendendo in considerazione le varie accezioni del termine forma.
Il Giappone è il Paese in cui la formalità, anche nella vita quotidiana, assurge quale elemento caratterizzante. Agli occhi di noi occidentali questa caratteristica risulta, al primo impatto, sgradita.
Non è la prima volta che la Scuola Yoshin Ryu si cimenta nel tentativo di scalzare i pregiudizi e, nel farlo, cerca di offrire opere il cui impatto estetico possa coinvolgere l’animo umano anche attraverso un rapporto empatico.
Le Omote, le maschere del teatro Nō, sono piuttosto piccole e spesso non coprono interamente il volto. A causa della visuale ridotta, l’attore non può distinguere il proprio corpo, deve quindi liberarsi della propria visione egoistica delle cose. Gli occhi degli spettatori possono vedere il corpo dell’attore mentre l’attore stesso non può ed è proprio quando l’attore guarda a se stesso con gli occhi degli spettatori che si realizza la comunicazione spirituale tra palco e platea.
E’ allora che l’attore riesce a creare un canale privilegiato di comunicazione “da cuore a cuore” con lo spettatore. La comunicazione spirituale fra attore e spettatore rende superflua qualunque forma di scenografia, poiché l’istantaneità di un gesto fulmineo o immobile è sufficiente a dar vita ad un’emozione: far credere al pubblico di vedere la magnificenza ed i colori, o la secchezza e la morte di uno stuolo di fiori sul pavimento della scena; far apparire con i pochi passi compiuti sul palco, faticosi valichi di montagna; mostrare l’amore appena consumato tra un uomo e una donna attraverso un lieve accarezzamento.
La mostra Omote è dunque un’esposizione di maschere: maschere intagliate da chi ha una profonda conoscenza dei drammi Nō ed è in grado di comprendere lo spirito di ciascun personaggio cui corrisponde una specifica maschera. Ancora una volta sarà accettata la sfida di tentare di rendere vitale qualcosa che, in apparente contraddizione con la natura di tali opere, viene “appeso” ad una parete. Come sempre potremo riuscirci con l’aiuto dello spettatore: nella vita per avere un confronto, per creare un sentimento, per percepire un’emozione, bisogna essere sempre in due, chi dà e chi riceve. Se la nostra mente e il nostro cuore saranno sgombri da pregiudizi, forse riusciremo a cogliere davvero ciò che la maschera ci comunica, sentiremo il suo dolore, la sua rabbia, la sua indignazione, la sua triste rassegnazione.
Non ci sono maschere al mondo in grado di saper manifestare così bene le condizioni umane. Cercheremo di mostrarle nella loro forza, dando la possibilità di osservarle da ogni angolazione; ci faremo accompagnare dalle musiche, dai suoni, ch’esse ben conoscono, non essendo maschere anonime, ma che hanno assurto al ruolo per cui sono state create. Sono maschere che hanno una storia di vita vissuta insieme all’attore che le ha indossate, sono maschere che sanno parlare al cuore, che svolgono la loro funzione di trascendenza e possono aiutarci quindi a valicare altri mondi, a cancellare per un momento i nostri piccoli egoismi, possono scuoterci dall’ansia dei nostri quotidiani problemi.
Sono maschere e come tali sono viaggio, sono scoperta, esplorazione, stupore.
Sono emozione, sono arte.

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